Riflessioni sull’Amore: la donna “Donna” – Riflessioni

Riflessioni sull’Amore: la donna “Donna” – Riflessioni

balaustra-donnaDonna-15-04-2014

Parlando di un modo sbagliato d’amare, vorrei porre alcune mie riflessioni sulla quasi impossibilità, da parte della maggioranza degli uomini, di riconoscere la vera “identità” della donna.

Naturalmente, il problema non risale a ieri; ma non è un fatto che si è posto per tutta l’eternità e si può, addirittura, distinguere il momento in cui il rapporto uomo – donna si è “sbilanciato”, per fare della donna, un essere senza una vera identità e partecipazione vera al destino della società, come se esso potesse compiersi in un quadro costruito su valori esclusivamente maschili.

Se rileggiamo il Vecchio Testamento e, soprattutto la Genesi, notiamo che vi sono due versioni della creazione del mondo…

Una risalente, probabilmente, a nove o dieci secoli prima di Cristo, la quale ci dice che l’uomo e la donna furono creati contemporaneamente da Dio, tutti e due dal limo della terra.

 “Egli creò il maschio e la donna. Dio li benedisse: fruttificate, disse, popolate la terra e sottomettetela, io vi dono tutte le erbe che portano i semi sulla faccia della terra e tutti gli alberi da frutto”

L’uomo si chiamava Adamo e la donna Lilith.

Tutti e due erano “diversi”, come lo sono il maschio e la femmina negli animali; nessun legame di subordinazione voleva sottomettere la donna all’uomo, ognuno aveva la sua identità, ognuno era diverso dall’altro, fisicamente e spiritualmente. Le cose del mondo erano affidate a entrambi, senza privilegi per l’uno rispetto all’altro.

Poi venne la seconda versione della Genesi, scritta alcuni secoli più tardi, contenente una subordinazione della donna in rapporto all’uomo. Questa volta, Dio crea solo «l’uomo» con il limo della terra e lo chiama, ugualmente, Adamo; poi crea la donna, Eva, con una costola tolta all’uomo, un po’ come se l’uomo avesse “partorito” la donna.

Adamo, “dichiara” con fierezza:

“ecco le ossa delle mie ossa e la carne della mia carne: si chiamerà donna, perché è stata presa dall’uomo”.

Non vi è più, allora, l’identità della donna, ella non ha più un’identità personale, poiché non è più “diversa” dall’uomo; in un certo senso non è altro che un “prodotto” tratto dall’uomo; è una sola carne con lui.

Dio si affretta a confermare questa situazione dicendo alla donna:

“I tuoi desideri ti porteranno verso tuo marito ed egli dominerà su te.”

Non occorreva altro, sembra, per mettere in pace la coscienza dell’uomo, che ha costruito, nei secoli, una civiltà fondata su criteri esclusivamente maschili.

La donna non avrà un’identità propria, dovrà vivere in un mondo creato dall’uomo e per l’uomo; tutt’al più, se è abbastanza abile, potrà elevarsi fino ad essere uguale all’uomo.

Questa “uguaglianza”, indubbiamente, riconosce che certe donne possono essere superiori ad alcuni uomini, ma i criteri dei valori per decidere saranno, unicamente, propri di valutazione del sesso maschile.

È, tuttavia, necessario che l’uomo comprenda ed ammetta, un giorno, che la donna non è “la carne della propria carne” ( in ogni caso, del resto, poiché solo la donna detiene l’immenso privilegio di dare la vita, sarebbe, piuttosto, l’uomo ad essere carne della carne della donna…), bensì una carne avente un’identità propria, tratta come quella dell’uomo, dal limo della terra; una carne “diversa” da lui, come l’uomo è, a sua volta, diverso dagli animali e dai vegetali.

Ma l’errore dell’uomo, a questo proposito non dev’essere aggravato da un errore della donna: solo i pregiudizi d’una educazione e di una struttura sociale costruite sul modello, puramente, maschile hanno potuto lasciar credere, per tanto tempo, alle donne, di essere figlie di Eva; infatti, “tutte” le donne sono discendenti di Lilith.

Il mondo può funzionare in modo equilibrato, solo, se manifestato in origine da due esseri aventi “eguale” diritto all’esistenza e a un’identità propria, come nel caso di Adamo e Lilith.

La strada di un’evoluzione sostenuta dall’Amore vero non può trovare il proprio equilibrio se non mediante un costante confronto tra le visioni del mondo che possono avere questi due esseri dalle identità indipendenti, che sono l’uomo e la donna.

Non c’è vero Amore fra Adamo e la “sua” Eva; l’Amore autentico, ancora una volta, può esistere solo a condizione di riconoscere, pienamente, «l’identità» dell’altro.

Solo Adamo e Lilith possono portare il mondo sulle spalle, Amandosi.

Con un Altro, assoggettato a vivere nella vostra visione del mondo, che cosa rimane di quegli scambi reciproci di visioni “diverse”, che sono la base del rapporto d’Amore?

Eppure, solo quando tali scambi sono permessi, l’evoluzione può, ad ogni istante, cercare un “giusto equilibrio” e rimediare, in tempo, a quegli inevitabili “errori di percorso” delle civiltà, verso obiettivi che l’esperienza rivela indesiderabili.

Si obietterà,che, dopo tutto, la nostra civiltà non funziona poi tanto male, che ha inventato l’aereo e il computer, che ha fatto compiere enormi progressi alla medicina, che i metodi educativi si diffondono sempre più in fretta sulla superficie dell’intero pianeta; tutto questo è vero, ma dobbiamo credere che le cose funzionino tanto bene?

Se si sta attenti, non si distinguono oggi, i segni tangibili di una “perdita d’equilibrio, di un punto di rottura nel processo evolutivo?”

Il “quadro” della civiltà maschile non comporta solo cose buone. In mezzo secolo ha scatenato due guerre mondiali, ha lanciato l’atomo su Hiroshima, ha gasato sei milioni di ebrei nei campi di concentramento, ha congelato cinquanta milioni di detenuti nei gulac, ha criminalizzato gli oppositori, ha impiccato prigionieri… ha saccheggiato continenti, sterminato risorse e specie, ha raso al suolo le città, sconvolto la terra, defogliato le campagne, abbattuto foreste, sventrato i deserti, avvelenato i mari… Ha tradito la vita!

Ed allora, pur non dicendo che la donna da sola non avrebbe fatto altrettanto male, possiamo affermare che l’uomo, all’interno della nostra civiltà, dall’esperienza femminile non ha nulla da perdere, ma tutto da guadagnare…

Rendere l’umanità più femminile, lasciando affiorare, finalmente, i valori repressi della storia, sarebbe renderla più umana; la sola speranza, forse, di salvare ciò che ancora le resta di respiro e di cuore, perché è tempo di ricordare che occorrono due occhi… per procedere in equilibrio sulla via ripida e pericolosa dell’evoluzione.

Il Ser. Presidente del Rito Simbolico Italiano.

Fr. Maestro Architetto

Giovanni Cecconi