ARTURO REGHINI. Per la restituzione della Massoneria Pitagorica Italiana

 RITO SIMBOLICO ITALIANO 

ARTURO REGHINI

Per la restituzione della Massoneria Pitagorica Italiana

Scritti scelti e ordinati da Moreno Neri

introduzione di Vinicio Serino

Raffaelli Editore, Rimini, equinozio di primavera 2005,
pp. 248, € 20

Scrittore, traduttore, filologo e matematico, alto dignitario della massoneria italiana, il fiorentino Arturo Reghini (1878-1946) fu una delle figure più importanti della scena esoterica nazionale.

Teorico del’imperialismo pagano, amico di Giovanni Amendola, Giovanni Papini e René Guénon (sua la prima traduzione de Il Re del Mondo), collaboratore di varie riviste come Leonardo, Lacerba, La Voce, capo-redattore di Rassegna Massonica, fondatore e direttore delle riviste Atanòr (1924) e Ignis (1925), di Ur (1927-28), diretta formalmente, dopo le leggi sulle società segrete, da Julius Evola, a lui è legato il tentativo di restaurare la tradizione spirituale massonica di matrice pitagorica e il revival degli studi esoterici in Italia. I suoi libri ed articoli coprono una gamma di argomenti che spazia dal simbolismo massonico alla teosofia, dalla matematica pitagorica ai templari, dal neoplatonismo a Dante, da Cornelio Agrippa a Cagliostro. Il più noto esponente del neo-pitagorismo nel XX secolo, quando la libera muratoria venne messa al bando dal regime fascista, pagò il prezzo delle sue prese di posizione in favore della libertà di coscienza e della serena tolleranza “romana e pagana”, trascorrendo gli anni successivi fino alla sua morte a Budrio (Bologna) in isolamento e abbandono di qualunque attività pubblica, dedicandosi allo studio dei numeri pitagorici.

Frutto di uno spoglio attento, competente ed amorevole, questa opera riunisce articoli e saggi che Reghini scrisse per diverse riviste italiane specializzate, spesso introvabili e inediti da diversi anni. La selezione serve essenzialmente a ritrovare il senso generale dell’opera di Reghini. E questo “senso” è esattamente, come ebbe a scrivere Giovanni Papini, che di Reghini fu amico e di cui, a dispetto degli anni e delle vicende della storia e della vita, serbava un ricordo straordinario, “il primato dello spirituale”.

È proprio la ricerca di tale primato che ha indotto alla realizzazione di questa ambiziosa raccolta che, appunto, si pone come obiettivo la restituzione della Massoneria pitagorica italiana. Non solo ai massoni, che certamente potranno trarne seducenti ispirazioni per la loro attività di perfezionamento interiore, se non altro per il fascino che queste pagine sanno suscitare negli animi sensibili. Ma più, generalmente, agli uomini di buona volontà, alla disperata ricerca di dare un senso alle proprie esistenze al giorno d’oggi sempre più prigioniere di un edonismo vuoto e di un altrettanto vuoto moralismo con qualche, sempre più raro, in verità, richiamo ad improbabili escatologie.

Oltre alla introduzione di Vinicio Serino che ripercorre magistralmente il percorso esoterico di Arturo Reghini, l’opera contiene i seguenti saggi e articoli: Imperialismo pagano (1914); La tragedia del Tempio (1914); Il senso della realtà (1920); L’allegoria esoterica in Dante (1921); Sull’origine del simbolismo muratorio (1923); Le basi spirituali della massoneria (1923); L’intolleranza cattolica e lo stato (1923); L’universalità romana e quella cattolica (1924); Il fascio littorio (1934); Considerazioni sul rituale dell’apprendista libero muratore (1947). Segue un appendice con scritti dedicati a Reghini da Giovanni Papini (La biblioteca teosofica, 1948), da Elémire Zolla (Arturo Reghini, 1992) e Geminello Alvi (Reghini, il massone pitagorico che amava la guerra, 2003).

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