19 settembre 2026
(versione integrale)
Illustrissimo e Venerabilissimo Gran Maestro,
Fratelli all’Oriente,
Carissimi Fratelli tutti,
porto a questa Gran Loggia il saluto mio personale e quello di tutti i Maestri Architetti del Rito Simbolico Italiano.
Essere oggi qui, nella Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia, significa per noi riaffermare un’appartenenza che viene da lontano e che appartiene alla nostra stessa storia.
Le nostre radici risalgono al 1859, quando a Torino la Loggia Ausonia dette vita a un progetto massonico nazionale e indipendente, saldamente fondato sui tre gradi simbolici, sugli Antichi Doveri e sulle Costituzioni di Anderson. Nel dicembre dello stesso anno essa si costituì in Grande Oriente Italiano. Nel 1922 il Rito Simbolico Italiano, insieme al Rito Scozzese Antico e Accettato, compì poi una scelta fondamentale: rinunciare alla giurisdizione sulle Logge, affidando all’Ordine la piena competenza sui primi tre gradi e contribuendo così a consolidare l’unità del Grande Oriente d’Italia.
Nel corso della sua storia, il Rito Simbolico Italiano ha attraversato, insieme alla Massoneria italiana, stagioni profondamente diverse: momenti di crescita e momenti di difficoltà, periodi nei quali è stato possibile lavorare nella serenità dei nostri Templi e altri nei quali la libertà stessa della Libera Muratoria è stata negata.
La nostra storia ci insegna quindi qualcosa che credo sia particolarmente importante ricordare anche oggi: le difficoltà passano, le Istituzioni rimangono se gli uomini che le compongono sanno restare uniti.
Non dobbiamo avere paura delle differenze. La Libera Muratoria vive anche della pluralità delle idee e delle sensibilità.
Ciò che dobbiamo evitare è che il confronto diventi divisione e che le difficoltà contingenti ci facciano perdere di vista ciò che abbiamo costruito insieme.
La nostra identità rituale non è mai stata concepita come un’alternativa all’Ordine. Al contrario, la storia del Rito Simbolico ci ha progressivamente condotti a riconoscere sempre più chiaramente la distinzione tra Ordine e Rito e, contemporaneamente, il valore fondamentale dell’unità della Comunione.
Noi siamo Maestri Architetti, ma prima di essere Maestri Architetti siamo Maestri Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia.
Ed è proprio nei momenti più difficili che tale consapevolezza deve diventare più forte.
È proprio qui che sentiamo profondamente la responsabilità derivante dalla nostra tradizionale definizione di “Sentinella dell’Ordine”. Essere Sentinella non significa rivendicare una funzione di controllo né tantomeno una posizione di superiorità. Significa vigilare innanzitutto su noi stessi, custodire le caratteristiche iniziatiche della Libera Muratoria e contribuire, con discrezione e fermezza, alla salvaguardia dell’Ordine, dell’Armonia e del Rituale.
Una caratteristica fondamentale del nostro Rito è la centralità della Maestria.
Per il Rito Simbolico Italiano i tre gradi di Apprendista, Compagno d’Arte e Maestro costituiscono il percorso massonico fondamentale. Il grado di Maestro presume la Perfezione Massonica e, per questa ragione, il Rito non conferisce ulteriori iniziazioni.
Ciò non significa che il cammino sia terminato. Al contrario, da quel momento il Maestro assume pienamente la responsabilità della propria ricerca: nessuno lo conduce per mano e nessuno gli impone una via prestabilita.
È una ricerca libera da dogmi e condizionamenti, aperta all’ascolto e al confronto, nella consapevolezza che nessuno possiede la Verità e che tutti siamo chiamati a ricercarla.
Il lavoro nel Tempio deve così aiutarci a diventare uomini migliori nel mondo, capaci di dialogare, rispettare le differenze e riconoscere la dignità dell’uomo.
Dobbiamo riaffermare con chiarezza che possiamo appartenere a Riti diversi e avere sensibilità differenti, ma prima di ogni altra appartenenza siamo Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia.
Il Rito deve arricchire il cammino del Maestro, non dividerlo dalla sua Comunione. Il Rito Simbolico Italiano continuerà pertanto a offrire il proprio contributo con la sua identità, la sua storia e la sua autonomia rituale, con discrezione, fermezza e nella costante ricerca dell’Armonia.
Il Grande Oriente d’Italia è la nostra casa massonica comune.
Ci ritroviamo oggi alla vigilia del XX Settembre, anniversario della Breccia di Porta Pia, una data che appartiene profondamente alla storia della Massoneria italiana.
Non è per noi soltanto il ricordo di un avvenimento storico.
È un simbolo.
La Breccia rappresenta l’apertura di un varco là dove esisteva un muro; e proprio per questo può ancora parlarci, invitandoci a riflettere sui muri che, in ogni tempo, gli uomini costruiscono fra loro e sulle brecce che occorre avere il coraggio di aprire per affermare la libertà della coscienza, la dignità dell’uomo, la tolleranza e il rispetto delle idee.
Ma forse il modo migliore per onorarla è chiederci quali siano oggi le brecce che siamo chiamati ad aprire e, soprattutto, quali siano i muri che dobbiamo evitare di costruire, in particolare nei momenti di difficoltà, di incomprensione e di differenti sensibilità all’interno della nostra Comunione.
Se un muro si alza tra Fratelli, il nostro compito non è aggiungere altre pietre a quel muro.
È aprire una breccia.
Una breccia attraverso la quale possano nuovamente passare il dialogo, l’ascolto, il rispetto e la Fratellanza.
E credo che proprio questo sia il messaggio che, come Rito Simbolico Italiano, possiamo portare oggi a questa Gran Loggia.
Le nostre diversità non devono trasformarsi in divisioni: non siamo chiamati a prevalere gli uni sugli altri, ma a lavorare gli uni con gli altri, nel rispetto delle differenti sensibilità e nella comune appartenenza alla nostra Comunione.
Il nostro obiettivo è molto più alto: contribuire al perfezionamento dell’uomo, formare uomini liberi, responsabili, tolleranti e capaci di dialogare; portare, attraverso il nostro personale comportamento, un contributo al Bene, al Progresso e all’Umanità.
Questa è la Breccia che, forse, siamo chiamati ad aprire oggi.
Una Breccia non contro qualcuno, ma a favore dell’uomo.
E allora vorrei rivolgere a tutti noi un auspicio:
rimaniamo uniti nella nostra diversità;
rispettiamo il Grande Oriente d’Italia al quale tutti apparteniamo;
custodiamo la Tradizione senza trasformarla in un muro;
e continuiamo a lavorare insieme affinché la Luce ricevuta nei nostri Templi possa diventare Luce per l’Umanità.
Termino ricordando un motto della nostra tradizione, a me particolarmente caro:
l’Amore è Pace
la Libertà è Indipendenza
la Cultura è Forza.
Grazie
M.A. Mauro Raimondi
Serenissimo Presidente del Rito Simbolico Italiano
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